dal Bollettino AUPI n. 2/2006 Associazione Unitaria Psicologi Italiani

EDITORIALE

Preintesa Il biennio economico.

Un’occasione perduta.

Mario Sellini

Segretario Generale

Ad oltre due mesi dalla scadenza naturale (31 dicembre 2005) è stata siglata la preintesa del II biennio economico CCNL 2002–2005. Siamo alla firma della preintesa. Adesso inizia la lunga procedura che porterà alla firma definitiva. Come sempre in questi casi, i tempi sono valutabili nell’ordine di due mesi, sempre che, il clima pre-elettorale e post-elettorale non complichi la situazione allungano i tempi delle procedure.

Le elezioni politiche sono alle porte e siamo chiamati come cittadini e come dirigenti della sanità, ad esprimere le nostre opinioni e le nostre convinzioni. È un periodo assolutamente particolare. Siamo stati chiamati alle elezioni per il rinnovo, dopo tante proroghe, dei Consigli regionali degli Ordini. Abbiamo in corso la fase congressuale che porterà al rinnovo delle cariche Provinciali, Regionale e Nazionali dell’AUPI.

Non possiamo dire che la Democrazia non faccia parte della nostra vita quotidiana. L’augurio e la speranza è di vivere un vero processo democratico che non si esaurisce con la delega agli eletti, ma che il processo che porta all’elezione dei nostri rappresentanti

(Parlamento, Ordine e Sindacato) continui anche nelle scelte che gli eletti vanno ad assumere nel corso del loro mandato.

Il “mandato” degli eletti, la delega che gli elettori consegnano ai propri rappresentanti, esclude il c.d. “vincolo di mandato”. L’eletto in Parlamento decide e sceglie in piena coscienza ed autonomia.

Questo è un principio imprescindibile della Democrazia.

Ma l’assenza del “vincolo di mandato” non deve significare la libertà assoluta di fare quello che si vuole, stracciando i “patti” e gli impegni assunti con gli elettori. Non c’è “vincolo di mandato” ma c’è un vincolo ancora più forte che è il rispetto dovuto agli elettori.

Questo è quanto, come cittadini e come Psicologi, ci attendiamo dagli eletti, al Parlamento, ai Consigli Regionali dell’Ordine, alle cariche sindacali dell’AUPI.

Ben prima di valutare quanto succede in casa nostra (Psicologia/Psicologi/Ordini/AUPI), è opportuno dare uno sguardo a quanto accade intorno a noi, anche nella considerazione che noi Psicologi non siamo un corpo estraneo al resto della società nella quale viviamo e siamo inseriti.

Mettendo, per un attimo, da parte le nostre convinzioni politiche e le nostre appartenenze, proviamo a elencare, per sommi capi, cosa chiediamo a chi sarà chiamato a governare.

Per restare nel nostro “piccolo”, quali sono le nostre richieste?

- difesa reale e non fittizia di un Servizio Sanitario PUBBLICO e NAZIONALE;

- ritorno alla laurea quinquennale per la formazione dello Psicologo;

- numero chiuso e programmato per le Facoltà di Psicologia;

- soluzione o almeno avvio a soluzione del problema della disoccupazione degli Psicologi;

- stabilizzazione almeno parziale dei tanti rapporti di lavoro c.d. flessibili, presenti nelle strutture pubbliche e private.

Sono tutte richieste di “contesto”. Ed è questo il contesto nel quale saremo chiamati a confrontarci.

Un Servizio Sanitario Pubblico e Nazionale ci garantisce come cittadini e come Professionisti e operatori del Servizio.

Il ritorno alla laurea quinquennale non è più una ipotesi lontana.

Alcuni atti del Governo e del Parlamento vanno già in questa direzione.

Abbiamo il dovere di presidiare questa richiesta spiegando, sempre e sempre meglio, ai nostri interlocutori che la Professione di Psicologo è assolutamente peculiare perché orientata alla persona ed all’individuo nella sua completezza.

Il numero chiuso a Psicologia ed il problema della disoccupazione sono le due facce di uno stesso problema. 50.000 Psicologi ed altrettanti studenti. Almeno 20.000 disoccupati. Oggi. Con la prospettiva di ritrovarsi tra 5 anni con un numero di disoccupati raddoppiato.

A questo punto è necessario smettere di raccontare bugie.

I dati pubblicizzata da “Alma Laurea” risultano assolutamente fantasiosi.

Oggi, almeno il 40% degli iscritti all’Ordine non esercita la Professione.

Basta con le mistificazioni.

Basta confondere il lavoro in un call center, dopo la laurea, con l’esercizio della Professione.

Se così deve essere non è necessario laureare tanti giovani, promettendo loro la possibilità di “fare” gli Psicologi, per poi considerali occupati perché lavorano in un call center, magari part-time.

È una bomba ad orologeria che sta per scoppiare. Ed è arrivato il momento di disinnescarla. Per farlo gli strumenti a medio e lungo termine sono: numero chiuso e programmato, ritorno alla laurea quinquennale.

Nell’immediato: la definizione chiara delle competenze esclusive (Nomenclatore) dello Psicologo, la progressiva stabilizzazione degli Psicologi che già oggi lavorano nel Pubblico e nel Privato ed una profonda rivisitazione del sistema previdenziale.

Senza una risposta a questi problemi, altissimo è il rischio di un salto nel buio.

Questi sono i temi di una vertenza che l’intera Categoria dovrà aprire con chi uscirà vincitore dalle elezioni politiche.

Che vinca il centro destra, che vinca il centro sinistra, e, messe da parte le nostre preferenze politiche, i problemi e soprattutto le soluzioni sono e restano queste. Soprattutto per alcuni problemi non ci sono soluzioni di destra o di sinistra. Adottare il numero chiuso, ripristinare la laurea quinquennale sono soluzioni che non appartengono né alla destra, né alla sinistra. Sono semplicemente ragionevoli.

Con l’elezione e l’insediamento delle quattro cariche del Consiglio Nazionale, si chiude una sofferta e complicata fase di rinnovo degli Ordini. Finalmente sono stati ripristinati i principi fondamentale di un ordinamento che è basato sul rispetto delle regole democratiche.

La Presidenza del collega Palma, la Vice Presidenza di Tonzar, la Segreteria di Giardina e la Tesoreria di Micozzi ci danno un ampio margine di garanzia. Ma da soli non ce la possono fare.

È necessario l’apporto di tutti i componenti il Consiglio Nazionale. E non è ancora sufficiente.

È indispensabile ricercare tutte le sinergie, possibili e necessarie, con il mondo accademico. Molti degli obiettivi in agenda non potranno essere raggiunti senza l’apporto dell’Università, il cui coinvolgimento nelle scelte e nella definizione delle strategie è vitale.

E ancora, le Società Scientifiche dovranno compiere uno sforzo aggiuntivo per dare il proprio contributo (linee guida, verifica dell’efficacia ecc.) alla crescita della Professionalità della Categoria.

L’AUPI continuerà a fare, al meglio, il proprio mestiere e darà il contributo richiesto nei modi che il Consiglio Nazionale riterrà opportuni.

Le scuole di formazione non dovranno essere escluse e della loro storia ed esperienza di dovrà tener conto.

Da queste elezioni ordinistiche non escono vincitori e vinti. Guai a ragionare in quest’ottica. Sarebbe gravissimo riproporre, in un momento così delicato per la Categoria, divisioni e fratture. I problemi sono talmente gravi che nessuno può chiamarsi fuori. E chi dovesse mettersi alla finestra, negare il proprio contributo o peggio ostacolare il confronto si assumerebbe una responsabilità gravissima della quale dar conto ai colleghi.

Purtroppo è anche vero che, in qualche caso (ENPAP), ci può essere chi non ha timore di dover dar conto, perché oramai è a fine mandato e soprattutto non è espressione di null’altro che di se stesso. Ed anche se ci “perde la faccia”, anche se pervicacemente continua in un immobilismo, curiale ed allo stesso tempo ministeriale, non ha più alcun interesse, tanto non si ricandiderà più.

L’unico interesse è quello di trovare una sistemazione dignitosa per il dopo. Un ente importantissimo come l’ENPAP, ridotto all’immobilismo ed asservito forse solo a conservare qualche benefit, magari per il futuro.

Tutto questo gli eletti, sostenuti dall’AUPI non possono permetterselo.

Lo spirito di servizio che ha animato i colleghi eletti ed il grande senso etico dimostrato lo impedisce.

La speranza è che le forze vive, presenti nel Consiglio di Amministrazione e nel Consiglio d’Indirizzo, che sono comunque la maggioranza, trovino la forza per un cambiamento radicale. Due anni di inattività o di navigazione a vista non faranno bene all’ente.

E la Categoria ha bisogno di una sponda importante per veicolare i propri interessi.

Nonostante la sfiducia dichiarata nell’ottobre 2005, la Presidenza dell’ENPAP persevera in un immobilismo assolutamente improduttivo per gli iscritti e per l’intera categoria. Il Programma elettorale rimane lettera morta.

Ritornando ai fatti di casa nostra, a quelli del nostro cortile, la vita associativa dell’AUPI è in fermento. Siamo in piena fase congressuale e certamente non è uno scherzo organizzare e gestire oltre 100 Congressi, Provinciali e Regionali.

È una bella prova di Democrazia interna. La scelta di privilegiare i Congressi territoriali, a scapito delle grandi assisi e delle grandi parate che accompagnano i Congressi nazionali, è certamente una opportunità importante, ancorché faticosa.

Coinvolgere il maggior numero di colleghi nella scelta dei quadri sindacali è elemento importante anche se non unico e, talora, sufficiente Riportare agli iscritti il dibattito, condividere le scelte, sottoporre i gruppi dirigenti provinciali, regionali e nazionali alle necessarie verifiche, ascoltare direttamente dagli iscritti le proposte, le osservazioni recependone le critiche, tutto questo deve dare il senso vero dell’appartenenza ad una organizzazione sindacale di categoria.

Ma è necessario anche far comprendere ai colleghi, in primo luogo agli iscritti, e poi a tutti gli altri, che “fare sindacato” non è una attività o un interesse che sminuisce il nostro essere professionisti.

Ognuno di noi deve essere un po’ sindacalista e lo deve essere per comprendere meglio la propria posizione professionale nelle Aziende, per difendere meglio la propria posizione e per qualificare sempre più la funzione dirigenziale che ci caratterizza.

Chi di noi non aspira, in modo assolutamente legittimo, ad ottenere incarichi dirigenziali che comportano la gestione di risorse, umane ed economiche? Per ottenere ciò e soprattutto per ben espletare gli incarichi, bisogna conoscere molto bene il proprio Contratto di lavoro, quello del Comparto e quello dell’Area Medica.

Ma anche questo non è sufficiente.

Bisogna conoscere la normativa vigente in ambito sanitario, le leggi regionali, le regole di funzionamento delle Aziende. È necessario saper leggere i contratti ed i bilanci. Bisogna saper “contrattare” con la propria Direzione Generale il proprio budget. Bisogna conoscere tutte queste cose e molte altre ancora. In estrema sintesi è necessario imparare ad usare lo stesso linguaggio che normalmente viene usato nella gestione delle Aziende.

“Fare sindacato” significa saper fare tutto ciò. Ed è completamente errato pensare che interessarsi di queste cose sia disdicevole.

Non lo è affatto.

Se ognuno di noi fosse anche un po’ “sindacalista”, tante cose andrebbero molto meglio per la Categoria. E la delega, che molto volentieri diamo soprattutto agli aziendali non è sufficiente. È importante, ma non basta. È necessario conoscere tutto ciò ed è fondamentale, essere in tanti iscritti, all’AUPI.

I numeri in questo caso diventano sostanza.

La prova è nelle cose che sono accadute nella fase finale della trattativa per la stipula della preintesa per il rinnovo del II biennio economico del Contratto 2002-2005.

La preintesa non è stata firmata dall’AUPI per i motivi che più avanti saranno esplicitati.

Ma fermiamoci, per adesso, all’importanza dei numeri.

Insieme all’AUPI, non hanno firmato la preintesa, la CGIL e la CISL.

Tutte e tre le sigle non firmatarie detengono complessivamente il 47% della rappresentatività del tavolo negoziale. Gli accordi sono considerati validi quando sono sottoscritti da una percentuale superiore al 50%. La preintesa è stata sottoscritta, nel nostro caso, da sindacati che rappresentano il 53% dei sindacalizzati.

L’AUPI avrebbe potuto impedire la sigla della preintesa. Sarebbe stato sufficiente avere il 3% di iscritti in più e le nostre richieste sarebbero sicuramente state accolte.

Il 3% di iscritti in più all’AUPI si traduce, in termini assoluti, in 300 iscritti in più. È un numero assolutamente alla nostra portata.

Se volessimo usare il pensiero magico, quale metro di giudizio delle cose che accadono, potremmo dire che il Programma elettorale proposto ai colleghi nei Congressi provinciali e Regionali, è stato “preveggente”. Infatti il punto fondamentale del nostro Programma per il prossimo quadriennio sul quale far convergere le maggiori energie, è il PROSELITISMO.

Aumentare, nel prossimo quadriennio, il numero degli iscritti.

A gennaio, quando è stato presentato il Programma, l’obiettivo del PROSELITISMO poteva apparire riduttivo. I fatti di oggi ci confermano che questo è l’unico, vero OBIETTIVO. Tutto il resto viene dopo. Possiamo avere le idee migliori; fare le proposte più intelligenti.

Possiamo essere i più abili nelle trattative. Ma senza i numeri tutto ciò non serve a nulla.

Dobbiamo coniugare la QUALITA’ delle nostre proposte con la QUANTITA’ dei colleghi rappresentati.

300 iscritti in più avrebbero determinato un risultato diverso.

Sicuramente sarebbe stata siglata un’altra preintesa. Certamente le nostre proposte avrebbero trovato altra accoglienza.

Questo vale a livello nazionale, a livello regionale e, a maggior ragione, a livello aziendale. Abbiamo ancora alcune Regioni ed un discreto numero di Aziende che non raggiungono livelli di rappresentatività soddisfacenti. È necessario che ognuno di noi si faccia promotore attivo di azioni di PROSELITISMO.

È ovvio che il peso maggiore e la responsabilità di incrementare gli iscritti, ricade sulle spalle dei Segretari Nazionali, Regionali e Provinciali. È sufficiente che ognuno dei Dirigenti AUPI iscriva almeno un collega dipendente della Sanità, per ognuno dei quattro anni di durata del mandato ed il risultato è raggiunto.

Quattro anni da Segretario Nazionale, quattro nuovi iscritti.

Quattro anni da Segretario Regionale, quattro nuovi iscritti.

Quattro anni da Segretario Provinciale, quattro nuovi iscritti.

Non è un impegno proibitivo. Tutt’altro. È quello che chiediamo in più ai Dirigenti sindacali che sanno già fare, molto bene, il loro lavoro.

È uno sforzo minimo aggiuntivo che consente di massimizzare tutto il lavoro di cui, quotidianamente, l’AUPI si fa carico.

“La mancata firma della preintesa“.

È bene spiegare i motivi che hanno spinto la nostra delegazione trattante a non siglare il testo.

La trattativa per il rinnovo del CCNL della Dirigenza SPTA è stata lunga, almeno nella fase che ha portato alla sigla del quadriennio economico, per poi avere, per il II biennio, un’accelerazione improvvisa, con un sostanziale ribaltamento dell’ impostazione iniziale.

La trattativa è partita con una impostazione recepita in una proposta ARAN che prevedeva due gradoni economici: 15 e 25 anni.

Ad ogni gradone, previa verifica, si accompagnava un incremento economico. A noi sembrava la soluzione migliore per premiare quei Dirigenti che dopo tanti anni di servizio erano “rimasti al palo”, solo perché non avevano “santi in paradiso”. Nel giro di poche ore è cambiato tutto e si è passati al modello di ripartizione delle risorse che poi è stato recepito nell’accordo.

Tutto ciò ha determinato squilibri talmente macroscopici che l’AUPI ha ritenuto di non poter accettare la proposta finale, nonostante l’AUPI fosse riuscita a correggere, e di molto, la prima stesura del testo.

I punti di criticità rilevabili nella preintesa sono:

A) - il primo biennio si era chiuso con l’impegno di utilizzare le risorse del II biennio per riequilibrare aumenti contrattuali che, nel I biennio, avevano premiato, da un lato, i Dirigenti con meno di 5 anni e dall’altro i Direttori di Struttura Complessa. Ciò ha creato una “sofferenza” nei colleghi con più di 5 anni, negli ex X livello e nei responsabili di S.S., “sofferenza” chiaramente esplicitata negli incontri che hanno accompagnato la presentazione del Contratto (I biennio). Successivamente, il Consiglio Direttivo Nazionale ha fatto propria questa situazione di disagio e, nello scorso mese di ottobre, ha approvato una specifica mozione. Gli incrementi percentuali complessivi sul quadriennio per le diverse fasce nelle quali è articolata la Dirigenza, risultavano squilibrati. Basti pensare che la differenza di incremento percentuale tra un Dirigente con meno di 5 anni ed Dirigente equiparato o ex X è superiore di alcuni punti. Il Dirigente neo assunto ottiene, sul quadriennio, incrementi economici pari al 20%. Era necessaria una inversione di tendenza fortemente auspicata dalle fasce della Dirigenza penalizzate nel I biennio. Tutto ciò era possibile allocando le risorse economiche disponibili secondo uno schema proficuamente applicato nell’Area Medica, in particolare per la Dirigenza Veterinaria;

B) - un utilizzo assolutamente sbilanciato delle risorse destinate al Fondo per le particolari condizioni di lavoro, che non tiene conto delle specificità di una Dirigenza Sanitaria che è impegnata massimamente nell’assistenza distrettuale con oltre il 60% dei Dirigenti Sanitari interessati;

C) - altro impegno assunto con una dichiarazione a verbale, la n.1 del I biennio e sottoscritta da ben 7 OO.SS. Anche di questo impegno non c’è alcun riscontro. Avevamo chiesto, già nella fase di definizione del primo biennio, di poter definire, per i colleghi che lavorano nei Sert, ma anche per tutti quelli che lavorano in situazioni di disagio, di poter prevedere un beneficio economico, al pari di quello che avviene per il personale del comparto. L’AUPI ha proposto di rinviare alla contrattazione aziendale il compito di definire ed individuare le soluzioni possibili, nel pieno rispetto della capienza dei fondi e della compatibilità economica generale. Nulla di tutto questo è stato recepito.

Queste tre, forti, argomentazioni, proposte dall’AUPI, avrebbero potuto essere considerate di dettaglio se non avessero trovato accoglienza e disponibilità nella controparte.

Quello che rende poco digeribile questo risultato è il fatto che la proposta dell’AUPI, rifiutata al nostro tavolo negoziale da alcune OO.SS. della Dirigenza Sanitaria (SNABI e SINAFO), è stata accolta e recepita al tavolo negoziale dell’area medica. L’AUPI ha proposto, fermo restando le differenze tra i due tavoli, né più né meno, il metodo e la procedura recepita in area medica. Non abbiamo chiesto l’impossibile, eppure per un qualche motivo, non legato al merito, la proposta AUPI non è stata accolta.

Il gruppo dirigente dello SNABI e del SINAFO dovrà spiegare del perché di questa scelta e soprattutto dovrà convincere noi e le migliaia di Biologi e Farmacisti che escono penalizzati da questo II biennio del perché della loro firma.

Questa scelta rompe il fronte unitario, fortemente voluto dall’AUPI, concretizzatosi in un cartello composto dall’AUPI, dallo SNABI e dal SINAFO. Salta una unitarietà di intenti che lasciava presagire sviluppi positivi anche per il futuro. Chiaramente il percorso unitario si interrompe in modo traumatico ed ognuna delle tre OO.SS. della Dirigenza Sanitaria riprende la propria completa autonomia, a partire da un forte rilancio dell’iniziativa per la corretta applicazione dell’art. 61 relativamente alla costituzione del Fondo di Risultato.

La Magistratura ci sta fornendo continue conferme e ci conforta in questa nostra scelta che sicuramente vedrà molti Biologi e Farmacisti fortemente interessati ad una corretta definizione del Fondo di Risultato.

Dal punto di vista squisitamente economico, il quadriennio contrattuale si chiude con un saldo assolutamente positivo.

A fronte di incrementi contrattuali che nel quadriennio 2002-2005, avrebbero dovuto attestarsi su una percentuale di incremento pari all’11% circa, ci ritroviamo con incrementi pari ad oltre il 13,5%, per chi ha ottenuto gli aumenti minori, fino ad arrivare al 20% ed oltre per i Dirigenti con meno di 5 anni di anzianità.

Questo Contratto distribuisce più risorse di quelle inizialmente messe sul tavolo. Ma proprio perché c’erano delle risorse aggiuntive, l’AUPI avrebbe voluto utilizzarle per perequare le diverse fasce e posizioni contrattuali. Le risorse in più non erano molte, ma sufficienti per lanciare un segnale di attenzione. Segnale che abbiamo chiesto, di cui abbiamo indicato anche il percorso applicativo ma che, per assoluta miopia, non è stato condiviso dalle delegazioni dello SNABI e del SINAFO.

La mancata risposta alle problematiche poste sul tavolo negoziale dall’AUPI, fa sì che il Contratto rinuncia ad essere strumento di concreta attuazione di una politica sanitaria nuova.

Troppe occasioni sprecate per portare a casa un ottimo Contratto.