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dal Bollettino AUPI n. 3/2006 Associazione Unitaria Psicologi ItalianiEDITORIALE Lettera aperta agli psicologi italiani Mario Sellini Segretario Generale Cara collega caro collega, questa volta, più che il solito editoriale, sento il dovere di scrivere ed indirizzare, ad ognuno dei lettori, una lettera aperta, con un messaggio importante e vitale per la Psicologia e per la nostra, amata, professione. Potrebbe addirittura essere paragonata ad un messaggio in bottiglia, che ognuno di noi dovrà raccogliere, per farne strumento di azione comune. Chiedo scusa se anche i contenuti saranno “vestiti” di uno stile e di una forma non “politicamente corretta” per come si usa dire oggi. Forma e contenuti non usuali per affrontare un tema, la specializzazione in Psicologia Clinica ed il ciclo unico (laurea quinquennale) per Psicologia. Il tono non può essere “politicamente corretto” semplicemente perché a nessuno, fosse anche un cattedratico/ordinario/premio Nobel, è concesso di prendere per i fondelli 53.000 Psicologi, 50.000 studenti, la Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Psicologia, il Consiglio Nazionale dell’Ordine, il Sindacato di categoria, le associazioni professionali, le società scientifiche, la Psicologia e la nostra Professione. Noi non accettiamo di essere presi in giro e non abbiamo (ancora) l’anello al naso. Nelle pagine successive pubblichiamo tutta la documentazione ed ognuno di noi sarà in grado di farsi un’idea che quello che sta accadendo. Una brevissima cronistoria è opportuna. Non certo per aiutare a capire, ma semplicemente per mettere in ordine i fatti. Il Consiglio Nazionale, tempo fa, ha impugnato l’attivazione del corso di specializzazione in Psicologia Clinica istituito presso la facoltà di medicina dell’Università di Padova, specializzazione peraltro aperta anche ai medici. La sezione VI del Consiglio di Stato, massima espressione della Magistratura Amministrativa, con sentenza n. 981/04, ci ha dato ragione, ed ha ribadito e confermato i principi già contenuti nella legge n. 56/89: la Psicologia Clinica è parte integrante della Psicologia e come tale è riservata agli iscritti all’albo degli Psicologi. È ovvio. Ma, vedremo che è ovvio solo per noi, per il Consiglio di Stato e per il Parlamento. Per altri (CUN, e prof. Violani) non è così. Nonostante la legge. Nonostante la sentenza alcune facoltà di medicina decidono di infischiarsene della legge e della sentenza e deliberano l’attivazione di altre scuole di specializzazione in Psicologia aperte ai medici. Il Consiglio Nazionale impugna, ancora una volta, le deliberazioni dei senati accademici. Il CUN, massimo (???) organo di rappresentanza del mondo accademico è chiamato ad esprimere il proprio parere, anche questo pubblicato nelle pagine successive. Commentare questo parere è inutile. Chiunque lo legga comprende immediatamente la pochezza delle argomentazioni, l’arroganza delle scelte, la supponenza degli argomenti, la voluta e fedigrafa omissione della Sentenza del Consiglio di Stato. Le argomentazioni proposte fanno trasparire una marcata non conoscenza (ignoranza) di quella che è l’evoluzione storica, culturale, scientifica, sociale, politica e giuridica della Psicologia. Non c’è un solo argomento che possa assurgere ad una dignità tale da meritare di essere discusso. Niente di niente. Il nulla assoluto. L’estrema sintesi del ragionamento (sic) rintracciabile nel parere del CUN è il seguente: sono tanti anni che esiste a medicina la specializzazione in Psicologia Clinica; sono 10 le facoltà di medicina che hanno attivato questi corsi; la Psicologia Clinica è una cosa che riguarda anche i medici; che la professione di Psicologo è recente; e che comunque deve tutto rimanere così; non illudetevi di poter cambiare lo status quo. Arroganza e supponenza. Solo per fare un esempio: è come se noi, oggi, consentissimo l’esercizio della Professione di Psicologo a chi la esercitava prima del 1989, nonostante non abbia chiesto e/o ottenuto l’iscrizione all’Albo professionale. Prima del 1989, anno di emanazione della legge istitutiva della Professione di Psicologo, chiunque poteva fregiarsi del titolo di Psicologo ed esercitare la professione. Dalla data di approvazione della legge non è più così. Non è più consentito. Ed oggi non è consentito formare all’esercizio di una professione chi questa professione non può esercitarla. Eppure non mi meraviglia più di tanto il fatto che il CUN assuma queste determinazioni. Quello che mi fa specie e che deve far, prima inorridire e poi riflettere ciascuno di noi, è il fatto che questo parere non solo è stato approvato e condiviso dal prof. Violani, ma è stato dallo stesso predisposto. Il prof. Violani è un docente della Facoltà di Psicologia di Roma. Ma il prof. Violani sa che esiste una legge dello Stato che regolamenta la Professione di Psicologo? Sa che questa legge riserva agli Psicologi iscritti all’Albo l’esercizio della Professione? Sa che cos’è una professione regolamentata? Sa che cos’è una riserva di legge? Sa che cos’è l’esercizio abusivo della professione? Sa che la Specializzazione in Psicologia Clinica non esiste in Europa? Sa che per questa specializzazione non esiste una specifica Disciplina in ambito sanitario? Sa che nel servizio sanitario nazionale esistono solo due discipline: Psicologia riservata agli Psicologi e Psicoterapia in comune a medici e psicologi? Sa che per l’accesso ai concorsi nelle ASL la specializzazione in Psicologia Clinica deve essere dichiarata equipollente a qualche altra? Sa che la sua presa di posizione potrebbe essere configurata come istigazione all’esercizio della professione? Ma il prof. Violani è iscritto al nostro Ordine professionale? È sottoposto alle norme del nostro codice deontologico? Caro prof. Violani come dobbiamo chiamare i medici specializzati in Psicologia Clinica? Psicologi? Psicologi Clinici? O come? Caro prof. Violani, come lei certamente saprà, i medici che si specializzano ottengono una borsa di studio finanziata dal Ministero della salute perché, al pari di tutti gli altri medici specializzandi, la loro specializzazione “serve”, “è necessaria” al Servizio Sanitario Nazionale. Ma caro prof. Violani come saranno assunti dalle ASL? In quale Profilo Professionale? In quale area? In quale disciplina? Per caso non è che andranno ad occupare i pochissimi posti che ancora oggi sono riservati agli Psicologi? Che quesito prosaico. Ma cosa può interessare all’Accademia (Empireo della Scienza) qualche posto di lavoro? Il grande attore Totò diceva: “sono quisquiglie”. Purtroppo non si tratta di uno scherzo. Sono tutte domande serissime, alle quali tutti noi, compreso il prof. Violani, dobbiamo una risposta. Questo per quanto riguarda la normativa (e non è tutto). Ma il prof. Violani sa che la Conferenza dei Presidi delle Facoltà di Psicologia ha espresso un parere diverso. Sa che i Docenti delle scuole di specializzazione in Psicologia Clinica delle nostre facoltà sono di diverso avviso? Sa che il nostro Ordine ha vinto già un ricorso? Sa che noi non siamo d’accordo? Troppe cose non sa o preferisce non sapere. E quando sono troppe, usando una metafora cara al sen. Andreotti, a pensar male si fa peccato, ma ci si “azzecca”. E noi cominciamo a pensare male. Molto male. Tutto il male possibile. Cominciamo a chiederci cosa c’è dietro? Cosa c’è davanti? E di lato? E sopra? E sotto? Pensiamo male. Tutto il male possibile. Ed in questo ci rinforzano le risposte (se tali le vogliamo chiamare e che pubblichiamo) che il prof. Violani ha indirizzato a noi che abbiamo protestato. Le stesse argomentazioni inconsistenti. La stessa vacuità. A leggere le risposte personalmente mi sento offeso e preso in giro. Per non parlare della mozione preparata sempre dallo stesso e fatta approvare dal CUN. Anche questo documento è pubblicato nelle pagine successive e fa riferimento alla possibilità di abolire la laurea triennale ed il ritorno al ciclo unico con laurea quinquennale. Anche in questo caso, il Nostro dichiara la sua opposizione. Niente ciclo unico. Va bene così. Contro tutto e contro tutti. Ed allora a questo punto cosa pensare? Il quadro apparentemente sembra più ingarbugliato. In realtà inizia a schiarirsi. Ma a chi fa comodo la pletora di studenti iscritti alla laurea triennale? Alle nostre Facoltà? Apparentemente sembrerebbe di si. Ma non è così. In realtà i beneficiari maggiori della nostra pletora di triennalisti sono le facoltà di medicina. I soldi delle tasse dei nostri 50.000 studenti, finanziano, in misura minima, i nostri corsi di laurea. Basti vedere il degrado di alcune nostre facoltà. La maggior parte delle tasse pagate dagli studenti iscritti nelle facoltà di Psicologia vanno a finanziare le facoltà di medicina. E le facoltà di medicina stanno facendo con gli studenti delle nostre lauree triennali, quello che, già da lungo tempo, hanno iniziato a fare con le professioni infermieristiche; prima con i diplomi universitari e adesso con le lauree triennali e specialistiche. Noi, gli infermieri. Pecore da mungere. Ed infatti una delle risposte del prof. Violani fa esplicito riferimento agli infermieri. Ma adesso basta. I naturali limiti della pazienza sono abbondantemente superati. Vogliamo e dobbiamo riprenderci quello che è nostro. Basta con chi considera la nostra Professione e la nostra Formazione solo uno strumento per interessi, confessabili e/o inconffesabili. Abbiamo protestato. Ma non basta. Siamo ancora in pochi. Dobbiamo scrivere, scrivere e ancora scrivere. Dobbiamo far sapere a tutti i 53.000 Psicologi chi e cosa stanno facendo alla nostra Professione. Il Consiglio Nazionale ha uno strumento, “Il giornale dello Psicologo” inviato a tutti gli iscritti. Che lo si usi. Si spieghi ai colleghi cosa sta accadendo. Li si inviti a chiedere, al Ministero, al CUN, a Violani, il ripristino della legalità. Gli Ordini regionali diffondano e spieghino ai colleghi ciò che sta accadendo, li mobilitino per un obiettivo che, mai come questa volta, è realmente unificante per tutta la categoria. Non è pensabile che una categoria, la nostra categoria, subisca, in silenzio quanto sta accadendo. Potremmo anche perdere questa battaglia. Ma è una battaglia che deve essere combattuta. Contro i nemici esterni. E questi li avevamo messi in conto. Ma dobbiamo combattere anche contro i nemici interni, più pericolosi ed infidi. Non a caso il parere non è stato scritto dai medici che si sono guardati bene dal metterci la faccia. Battaglia, mobilitazione. Sono termini che fanno parte di un linguaggio epico, che per nulla si addice alla nostra situazione. Di epico non c’è assolutamente nulla. C’è solo un rischio, grave ed immanente: un futuro nel quale potrebbero coesistere una “PSICOLOGIA2 dei medici ed una “psicologia” degli psicologi. Di epico c’è solo la necessità di preservare, forse solo per spirito di sopravvivenza, la nostra Professione. È duro doversi confrontare con problematiche che assorbono energie, tempo ed impegno e che dovremmo poter dedicare alle nostre attività sindacali. Quanto ci piacerebbe rivolgere i nostri interessi e le risorse disponibili unicamente all’attività sindacale. Quanto lavoro in meno. Quanto ci piacerebbe avere un’Accademia che sta dalla nostra parte, dalla parte dei colleghi che esercitano o vogliono esercitare la professione. Non dalla parte degli iscritti al Sindacato. Dalla parte degli Psicologi. Dalla parte degli studenti. È vero che il prof. Violani, fortunatamente, non rappresenta l’Università. Ma è altrettanto vero che, anche uno solo, riesce a fare danni enormi. Fortunatamente il Consiglio Nazionale dell’Ordine sembra muoversi su una linea di discontinuità rispetto al passato. Le dichiarazioni di intenti sembrano confermare questa prospettiva, anche se non è ipotizzabile che, da subito, si riesca a lavorare e muoversi all’unisono. Qualche frangiatura è accettabile e comprensibile. Quello che non accetteremo mai è tradire il mandato, chiesto agli elettori ed ottenuto. Siamo certi che tutto ciò non accadrà, anche se per chi è oramai fuori dal Consiglio Nazionale è difficile accettare la nuova condizione. L’AUPI vuole un Consiglio Nazionale forte, autorevole, capace di proporsi come interlocutore privilegiato della politica e della società. È interesse dell’AUPI, ma è soprattutto interesse della Categoria. Ovviamente un Consiglio Nazionale debole fa comodo. Fa comodo a chi, avendo acquisito nel passato recente, una “visibilità” personale, ha tutto l’interesse ad avere un Consiglio Nazionale debole, incapace di farsi riconoscere all’esterno. E qual è la tattica per indebolire il Consiglio Nazionale? Facilissimo. Mettere l’un contro l’altro i Consiglieri. Far litigare la maggioranza uscita dalle elezioni. Mettere in evidenza le ambizioni personali non realizzate. Sottolineare le differenze piuttosto che le affinità. Lavorare sul piano “personale” piuttosto che su quello “politico”. Spingere il Consiglio Nazionale a decidere in base agli umori, alle amicizie personali, alle antipatie e simpatie, all’emotività, alle ripicche. Impedire al Consiglio di fare “politica” per la professione. Farlo regredire ad una forma di infantilismo, fino a renderlo assolutamente innocuo ed inutile. L’AUPI deve fare sindacato. Il Segretario Generale dell’AUPI deve fare il Segretario Generale dell’AUPI. Gli ex Presidenti devono fare gli “ex”. L’ex Presidente del Consiglio Nazionale deve fare l’”ex”. Il Consiglio Nazionale deve fare il Consiglio Nazionale. Rispetto dei ruoli. Solo un profondo e convinto rispetto dei reciproci ruoli può garantire lo sviluppo di sinergie e forze positive nella categoria. Tornando, come sempre, al nostro piccolo orticello ed alle questioni di casa nostra, la lunga, complessa, faticosa, ma anche esaltante fase congressuale, è terminata. Con lo spoglio delle schede elettorali e con l’elezione della Segreteria Nazionale il Congresso è formalmente chiuso. Sono stati celebrati circa 100 Congressi (Provinciali e Regionali) che hanno visto la partecipazione di tantissime colleghe e colleghi. Un dato che deve essere sottolineato è quello relativo alla grande maturità dimostrata dagli iscritti, dai quadri sindacali e dai dirigenti. Al centro dell’interesse è stato posto lo sviluppo e la crescita della Categoria e del Sindacato, il Proselitismo, la Formazione dei quadri, la Professione, i rapporti di lavoro atipici, la crescente disoccupazione e sottoccupazione, le preoccupazioni per la formazione universitaria, la visibilità della Psicologia negli assetti organizzativi delle ASL. Su questi e su tanti altri temi si è dibattuto con spirito costruttivo. Molti quadri provinciali e regionali sono cambiati. Ai nuovi Segretari Regionali e Provinciali un grazie per aver raccolto la sfida derivante da un impegno certamente non facile ed un augurio di buon lavoro. Auguri e ringraziamenti estesi anche ai quadri che hanno accettato di continuare a lavorare con e per il Sindacato. Con l’elezione della Segreteria Nazionale si riprende, nonostante il lavoro sindacale non si sia mai interrotto, in pieno l’attività. Stanno per iniziare le trattative aziendali e dobbiamo farci trovare pronti. La Segreteria Nazionale, d’intesa con la Conferenza delle Regioni, ha predisposto un documento contenete le linee guida per la contrattazione aziendale. Le linee guida non sono esaustive ma consentiranno agli aziendali di avere una guida importante. Riprenderemo, molto presto, gli incontri di formazione con i Segretari Aziendali. Questi incontri saranno periodici e verteranno essenzialmente sulle trattative aziendali. E contemporaneamente partirà una iniziativa specifica per la formazione di colleghi (almeno uno per Regione) capaci di attivare tutte le iniziative necessarie per una corretta definizione dei Fondi di Risultato. È un impegno particolarmente gravoso che richiede l’acquisizione di specifiche competenze. Vista la scarsità di risorse economiche disponibili, non possiamo permetterci il lusso di lasciare che le Aziende continuino ad utilizzare, per altri scopi, le risorse che i contratti hanno storicamente assegnato alla Dirigenza Sanitaria. Sono iniziative difficili sul piano tecnico. Cercare e recuperare gli atti deliberativi non è semplice considerato l’atteggiamento delle Aziende che spesso ostacola e “mette i bastoni tra le ruote”. “Leggere” gli atti deliberativi e “far di conti” anche questo richiede una competenza non indifferente. Oltre alle difficoltà tecniche ci sono poi passaggi altrettanto delicati che sono quelli politici. Rapporti con le Aziende. Rapporti con le altre OO.SS. della Dirigenza Sanitaria. Rapporti con i Dirigenti sanitari delle altre Professioni. Ci si deve muovere con estremo equilibrio, come su un filo di rasoio; senza mai perdere di vista l’obiettivo principale, che è quello di ristabilire la corretta definizione dei Fondi, e nel contempo trovare alleati per questa iniziativa. Non dobbiamo mai dimenticare che oltre alla bontà delle nostre idee e proposte è necessario, sempre, costruire maggioranza. Interno alle nostre iniziative dobbiamo imparare a costruire il consenso. Tanto più è facile creare consenso quanto più siamo capaci di presentare le nostre proposte come proposizione e difesa degli interessi generali. Mai far apparire le nostre richieste come richieste corporative. Solo in questo modo riusciremo a creare il consenso necessario per il raggiungimento degli obiettivi che ci proponiamo. Gli aspetti rivendicativi devono sempre essere successivi alla creazione del consenso. Consenso che deve essere costruito, prima all’interno della categoria, coinvolgendo i colleghi, anche i non iscritti, e poi allargare la costruzione dello stesso anche alle altre Categorie. Consenso e condivisione delle scelte sono la materia prima per il PROSELITISMO. |