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Sicurezza informatica:
nuove
normative
Il problema della
sicurezza informatica, la gran quantità di nuove normative, le prossime
scadenze della legge sulla privacy, e le conseguenze derivanti dalla loro
mancata osservanza, sono oggetto di uno studio pubblicato da Ernst & Young
(‘Global Information Security Survey’) dopo aver intervistato 1.300
organizzazioni di 55 Paesi, due terzi delle quali vedono nelle leggi come
l’americana Sarbanes-Oxley o l’ottava direttiva europea il driver per la
sicurezza delle informazioni anziché il dilagare di worm e virus.
Il nostro Paese, pur allineandosi abbastanza ai risultati a livello
mondiale, presenta alcune specificità: per esempio le aziende italiane
concordano nell’individuare nella legge sulla privacy il principale
fattore di impulso allo sviluppo di strategie di sicurezza IT. Tale
orientamento ha dominato in Italia gli ultimi 12 mesi, secondo il 94%
delle aziende interpellate e, per l’80% di esse, catalizzerà attenzione e
investimenti anche nel 2006, nonostante il 68% abbia già progetti in corso
per ottemperare ai requisiti del nostro ordinamento sulla privacy.
In generale, però, “la conformità alle normative è stato un
elemento di distrazione piuttosto che di focalizzazione nell’ambito della
sicurezza delle informazioni all’interno delle aziende – afferma Fabio
Merello, partner di Ernst & Young in Italia responsabile della business
unit Solution Technology and Security Risk Services -. Si potrebbe infatti
presumere che, vista tutta l’attenzione posta sulla sicurezza delle
informazioni per effetto delle attività di adeguamento alle normative,
l’atteggiamento delle aziende verso la protezione delle stesse stia
migliorando e la sicurezza delle informazioni stia diventando una funzione
integrante delle loro iniziative strategiche. Purtroppo così non accade,
almeno su vasta scala”. Infatti ben l’85% delle aziende italiane hanno già
attuato o stanno attuando politiche e procedure di sicurezza; e il 77% sta
conducendo interventi di formazione e sensibilizzazione. Ma ciò significa
un allineamento ai requisiti normativi dal punto di vista tecnologico,
mentre c’è ancora molto da fare dal punto di visto organizzativo,
procedurale e in materia di sensibilizzazione e formazione – attività che
richiedono tempi piuttosto lunghi. Inoltre l’attenzione tende a
concentrarsi sulle competenze tecniche degli specialisti in sicurezza IT
(nel 61% dei casi) e del personale IT (sempre nel 61% dei casi), mentre
gli aspetti strategici rappresentano un’opportunità solo per un terzo del
campione nazionale, contro il 44% del campione europeo.
L’indagine Ernst & Young ha inoltre rilevato come l’adozione rapida e su
vasta scala di varie tecnologie emergenti, come quelle mobili, il VoIP, il
software open source e la virtualizzazione dei server sono motivo di
preoccupazione per meno del 20% delle aziende intervistate, quando in
realtà costituiscono gravi minacce alla sicurezza. Per esempio nel caso
dei dispositivi mobili, funzionando fuori dagli ambienti controllati delle
aziende, la protezione delle proprietà intellettuali e del patrimonio di
informazioni in esse contenuto è sempre più frequentemente lasciata alla
responsabilità dei singoli individui. Responsabilità che molte aziende non
prevedono ancora completamente come propria: meno della metà delle
aziende, infatti, ha fornito ai propri utenti indicazioni sui problemi di
sicurezza che queste tecnologie comportano.
Anche l’outsourcing può costituire una minaccia per la sicurezza in
mancanza di un’analisi periodica delle procedure e prassi cui sono
sottoposti i prodotti e i servizi dei fornitori, al fine individuarne i
rischi. Eppure un quinto delle aziende non ha mai considerato il problema
della gestione dei rischi derivanti dai fornitori, mentre un terzo ha
dichiarato di adottare solo procedure informali. In Italia, solo il 25%
dichiara di selezionare i fornitori in base a certificazioni nell’ambito
della sicurezza IT. |